La terapia antiretrovirale (ART) blocca la replicazione di #HIV, ma alcune cellule infette persistono, obbligando ad un’aderenza quotidiana ai farmaci antiretrovirali. Sospesa la terapia, la carica virale risale ai livelli originali, nel giro di 2-3 settimane.

Oggi vi presentiamo il primo studio clinico in cui due #AnticorpiMonoclonali (3BNC117 e 10-1074) sono stati usati in combinazione per mantenere la carica virale soppressa dopo sospensione di ART. Gli anticorpi monoclonali sono anticorpi, isolati da pochissimi pazienti con infezione da HIV e poi prodotti in laboratorio, estremamente potenti nel bloccare un ampio spettro di ceppi virali e privi delle tossicita’ tipiche di alcuni regimi antiretrovirali. Tuttavia, dovete immaginate questi anticorpi come gli altri farmaci tutt’ora in uso: se il virus e’ resistente, l’anticorpo non funziona.

I 15 partecipanti allo studio hanno ricevuto 3 infusioni dei due anticorpi (ben tollerate e con pochi effetti collaterali) a 0, 3 e 6 settimane dalla sospensione della ART. Nove soggetti hanno mantenuto la soppressione del virus per oltre 5 mesi (dalle 15 ad oltre 30 settimane), un risultato mai ottenuto prima in assenza di antivirali “classici”. La caratteritica fondamentale di questi 9 partecipanti e’ che albergavano dei ceppi di HIV del tutto sensibili ai due anticorpi monoclonali. Al momento della risalita della carica virale, nessuno dei 9 soggetti ha sviluppato resistenza agli anticorpi.

Questo studio, pubblicato su Nature, apre la strada all’uso degli anticorpi monoclonali per mantenere la soppressione virale a lungo termine. In modo simile a quanto successo negli anni precedenti allo sviluppo della “triplice” terapia antiretrovirale (1996), la sfida da affrontare e’ quella di trovare la combinazione giusta per ogni paziente, in modo da garantirne l’efficacia.

Per saperne di piu’, vai su https://doi.org/10.1038/s41586-018-0531-2

Dr. Luca Schifanella, M.D. specialista in malattie infettive e Ph.D. in clinical and experimental medicine;

Dr Francesco R. Simonetti, specialista in malattie infettive e Ph.D. student, John Hopkins University, Baltimore, USA

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