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Cosa devi sapere

HIV/AIDS

LA SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA

COS’È L’HIV? E COS'E' L'AIDS?

IN SINTESI: HIV E’ IL VIRUS CHE CAUSA L’AIDS, SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA, UNA GRAVE MALATTIA DEL SISTEMA IMMUNITARIO

HIV è un retrovirus, della famiglia lentivirus, trasmissibile solo tra esseri umani. La caratteristica di HIV è quella di attaccare il sistema immunitario dell’ospite, integrandosi nel genoma delle cellule al fine di replicarsi e perpetuare la infezione. Una volta che il virus si è insediato, non è eradicabile e possono occorrere anche anni, durante i quali l’infezione rimane latente, prima che il corpo non riesca più a controllarne la replicazione. Quando ciò avviene, il sistema immunitario è gravemente compromesso: l’organismo si trova privo di difese contro patogeni esterni o interni, che possono portare allo sviluppo di malattie opportunistiche, che comportano l'AIDS conclamato. Una persona sieropositiva all’HIV correttamente trattata con idonea terapia, se la assume correttamente, ha scarsissime probabilità di sviluppare AIDS ed ha, a parità di altre malattie (per esempio diabete e ipertensione), una aspettativa di vita sovrapponibile a quella di una persona sieronegativa ad HIV per lunghezza e qualità, questo perché i farmaci sono in grado di interrompere il ciclo di replicazione del virus permettendo una buona ripresa immunologica. Al contrario, se la persona non riceve trattamenti, la prognosi di AIDS è ancora infausta. E’ quindi importante che qualora si sospetti di aver corso un rischio si faccia il test: i trattamenti sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono somministrati.

I virus dell'immunodeficienza umana sono rappresentati da HIV-1 e HIV-2.  Mentre HIV-1 è diffuso in tutto il mondo, HIV-2 è prevalente in alcune regioni dell’Africa Occidentale e porta alla comparsa di AIDS in un tempo più lungo e con modalità diverse rispetto all’infezione da HIV-1. Relativamente alla mortalità, la sopravvivenza media è di circa 8 anni per le persone con infezione da HIV-1 e circa 15 anni per quelle con HIV-2. Un numero limitatissimo di casi di infezione da HIV-2 sono stati rilevati in Italia in soggetti provenienti dall'area endemica di questo virus.

QUALI SONO LE FASI DI INFEZIONE DEL VIRUS HIV?

IN SINTESI: TRE FASI, INFEZIONE PRIMARIA, FASE DI LATENZA CLINICA E SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA (AIDS).

L’infezione da HIV si sviluppa grosso modo attraverso tre stadi:

1.Infezione primaria: in questa fase, HIV si replica molto velocemente, e si diffonde diffusamente nel corpo. Durante questo periodo, nel quale si ha un picco elevato della carica virale, la persona infettata può sperimentare alcuni sintomi, tra cui febbre, dolori articolari, affaticamento, linfoadenopatia, rash cutanei, faringite, sudorazioni notturne, ulcere genitali, sintomi gastrointestinali, raramente casi di meningite asettica. L’intensità dei sintomi è variabile; compaiono pochi giorni dopo l’infezione e possono perdurare per brevi periodi, fino ad alcune settimane. Poiché alcune sieroconversioni avvengono in maniera totalmente asintomatica, ed i sintomi spesso sono comuni a diverse patologie, la diagnosi di sieropositività al virus HIV non viene mai fatta sulla valutazione clinica dei sintomi ma solo tramite il test HIV.

2.Fase di latenza clinica: la durata è variabile, può prolungarsi anche per anni, ed è inversamente proporzionale all’entità della replicazione virale.

3.Sindrome di immunodeficienza (AIDS). E’ considerato in stadio di AIDS un paziente che presenti una delle infezioni opportunistiche definenti la malattia o che abbia un numero di linfociti T Helper CD4+ inferiore a 200/μL.

ESISTONO CATEGORIE DI PERSONE A RISCHIO?

IN SINTESI: NO, ESISTONO COMPORTAMENTI A RISCHIO

Non esistono categorie a rischio, esistono solo comportamenti a rischio: tutte le persone sono esposte in ugual modo (indipendentemente, ad esempio, dall’orientamento sessuale o dal numero di partner) se adottano comportamenti non sicuri in ambito sessuale (ad esempio non utilizzando o non facendo utilizzare il preservativo nei rapporti occasionali), o lavorativo (ad esempio non utilizzando i dispositivi di protezione individuali obbligatori qualora si operi a contatto con sangue), o nello stile di vita (ad esempio condividendo siringhe e altri strumenti per uso iniettivo endovenoso o inalatorio durante l’utilizzo di droghe). Il tasso di prevalenza di persone con HIV è maggiore in gruppi di persone che adottano comportamenti non sicuri, ad esempio in ambito sessuale (frequenti rapporti non protetti con individui di cui non si conosce lo stato sierologico).

E’ sempre necessario adottare adeguati comportamenti preventivi, che devono essere messi in atto a prescindere dalle comunità con cui ci si relaziona, evitando ogni possibile discriminazione (ad esempio, rapporti protetti da profilattico o dall'utilizzo di PrEP in caso non si conosca lo status del/i proprio/i partner).

Non è in alcun modo possibile distinguere visibilmente una persona sieropositiva da una persona sieronegativa all’HIV.

QUALI LIQUIDI SONO POTENZIALMENTE INFETTIVI?

IN SINTESI: SANGUE, SPERMA, SECRETI VAGINALI, LIQUIDO PRE SEMINALE E LATTE MATERNO

I liquidi potenzialmente infettivi sono il sangue (incluso quello mestruale), lo sperma, le secrezioni vaginali, il liquido preseminale, il latte materno.

NON sono liquidi potenzialmente infettivi, se non contengono copiose, ovvero visibili a occhio nudo, quantità di sangue fresco: vomito, lacrime, sudore, saliva, urina, feci.

COME SI TRASMETTE IL VIRUS HIV? QUANDO SI CORRE UN RISCHIO PER HIV?

 

IN SINTESI:

- ATTRAVERSO RAPPORTI SESSUALI NON PROTETTI

- ATTRAVERSO LA CONDIVISIONE DI AGHI E MATERIALI PER IL CONSUMO DI STUPEFACENTI

- DA MADRE HIV POSITIVA IN ASSENZA DI TERAPIE A FIGLIO ATTRAVERSO LA GRAVIDANZA, IL PARTO O L’ALLATTAMENTO  

- IN CASO DI INCIDENTI SUL LAVORO O MANCATO RISPETTO DELLE NORME SULLA SICUREZZA CHE COMPORTANO SCAMBIO DI SANGUE O LIQUIDI POTENZIALMENTE INFETTIVI

Si corre un rischio di infezione da HIV ogni qualvolta un liquido potenzialmente infettivo entra nell’organismo di una persona sieronegativa attraverso una mucosa (anche integra), o una ferita aperta, (profonda, e quindi sanguinante) o per inoculazione. HIV può attraversare le mucose in vari modi, tra cui l’infezione diretta delle cellule epiteliali, la disseminazione tramite la migrazione intraepiteliale delle cellule di Langherans o attraverso microlesioni o ulcerazioni.

Le mucose maggiormente esposte sono quella anale, quella vaginale, il glande, quella buccale, quella congiuntivale: per questo motivo i rapporti sessuali non protetti sono la principale modalità di trasmissione del virus HIV.

Per inoculazione diretta si intende l’immissione di materiale infetto nel torrente circolatorio (ad esempio tramite l’utilizzo condiviso di un ago o il procurarsi una ferita profonda con un oggetto contaminato in ambito sanitario).

Un’ulteriore via di trasmissione del virus è quella verticale, ovvero da madre HIV positiva al figlio in fase di gestazione (quando la madre ha una elevata carica virale), più frequentemente durante il parto o allattamento. Oggi, grazie alle terapie antiretrovirali, è possibile anche per una donna che vive con Hiv far nascere figli sani (VEDI).

COSA SI INTENDE PER CONTATTO DIRETTO A RISCHIO? E PER CONTATTO INDIRETTO NON A RISCHIO? QUANTO SOPRAVVIVE HIV NELL’AMBIENTE?

 

IN SINTESI: IL CONTATTO DIRETTO E’ LA SITUAZIONE IN CUI UN LIQUIDO POTENZIALMENTE INFETTIVO FRESCO PENETRA NELL’ORGANISMO DI UN SOGGETTO SIERONEGATIVO AD HIV ESPONENDOLO AL RISCHIO DI INFEZIONE; I CONTATTI INDIRETTI NON SONO A RISCHIO. IL VIRUS HIV NON E’ IN GRADO DI MOLTIPLICARSI NELL’AMBIENTE E PERDE L'INFETTIVITA' VELOCEMENTE ALL’ESTERNO DEL CORPO UMANO

Si ha un contatto diretto quando un liquido biologico fresco contenente HIV, cioè nei momenti immediatamente successivi dalla sua fuoriuscita dal corpo del soggetto portatore del virus, o protetto in ambiente idoneo (ad esempio colture di laboratorio) aderisce ad una mucosa o ad una ferita aperta (profonda e quindi sanguinante), indipendentemente dal fatto che il contatto sia realizzato per caduta diretta del liquido (sulla ferita o sulla mucosa) o attraverso la mediazione di un oggetto o di una mano.

  • Sono esempi di contatto diretto il sesso anale, vaginale, orale attivo non protetto in presenza di eiaculazione o copiose secrezioni pre-eiaculatorie ricevute in bocca; gli sfregamenti genitali in presenza di abbondanti liquidi biologici del partner; uno schizzo di sangue ad alta pressione ricevuto nell’occhio; il portare in bocca o agli occhi, con un dito o un oggetto, quantità significative di liquidi infetti; l’iniezione praticata da due soggetti con lo stesso ago.

HIV ha un tempo molto limitato di sopravvivenza all’esterno del corpo ospite, non potendo replicarsi nell’ambiente: il tempo entro il quale HIV perde la capacità di infettare varia da pochi secondi ad alcuni minuti a seconda della sua concentrazione (carica virale) nel liquido infetto. Superato questo tempo, ogni contatto diventa indiretto e quindi non a rischio. Sono contatti indiretti quelli con liquidi non freschi.

  • Sono esempio di contatto indiretto (NON a rischio) utilizzare una toilette pubblica macchiata di sangue secco, dall’estetista o dal dentista rimanere feriti con uno strumento non monouso, utilizzare per errore un asciugamano intimo di un terzo, pungersi accidentalmente con un ago abbandonato in luogo aperto.

La pelle integra costituisce una barriera efficace e non permette l’ingresso al virus HIV, e quindi è una protezione naturale anche in caso di contatto con liquidi contenenti HIV.

Non sono ritenute ferite aperte le pellicine sollevate a seguito di piccoli traumi, le abrasioni superficiali della pelle, i graffi, le sbucciature, i taglietti. Le lesioni profonde, al contrario, raggiungono lo strato sottocutaneo, oltrepassando derma ed epidermide e dunque possono rappresentare una porta d'ingresso del virus.

SONO A RISCHIO LE TRASFUSIONI DI SANGUE?

 

IN SINTESI: NO, PERCHE’ CONTROLLATE

Non vi è rischio perché tutti i donatori sono sottoposti a selezione, il sangue è sottoposto ad esami molecolari estremamente affidabili e le sacche, in seguito, sono sottoposte ad ulteriori accertamenti.

CORRO RISCHI SE HO CONOSCENTI O FAMILIARI SIEROPOSITIVI? POSSO CORRERE UN RISCHIO NELLA VITA SOCIALE DI TUTTI I GIORNI?

IN SINTESI: NO

Non esiste alcun caso documentato di infezione nella condivisione di abitazione, scuola, luogo di lavoro o strutture sportive con persone sieropositive ad HIV. HIV non si trasmette con le punture di insetti, gli abbracci, le strette di mano, condividendo vestiti, posate, utilizzando bagni pubblici o piscine. L’unica accortezza, nel rispetto delle basilari norme igieniche, è quella di evitare lo scambio di oggetti per la cura personale come spazzolini da denti, rasoi, forbicine.

Qualora si volesse fare un tatuaggio o un piercing, è necessario rivolgersi a studi in cui operano professionisti che abbiano la corretta formazione e gli strumenti idonei per poter operare in totale sicurezza.

 

LE ZANZARE O ALTRI ANIMALI POSSONO TRASMETTERE L'HIV?

IN SINTESI: NO

 No, perché Il virus dell’HIV non sopravvive all’interno dell’apparato digerente della zanzara che, peraltro, inietta la propria saliva e non il sangue. Gli animali che presentano una sindrome da immunodeficienza simile a quella umana, come le scimmie e i gatti, contraggono altri virus (SIV e FIV) che non si trasmettono agli esseri umani.

QUALI SONO I RAPPORTI SESSUALI A RISCHIO?

IN SINTESI: I RAPPORTI PENETRATIVI NON PROTETTI

Sono a rischio i rapporti non protetti  che comportino una penetrazione: il sesso anale ricettivo, il sesso anale insertivo, il sesso vaginale ricettivo, il sesso vaginale insertivo indipendentemente dalla durata dell’atto e dalla presenza di eiaculazione.

I rapporti orali attivi, per il soggetto che effettua la stimolazione, non costituiscono un rischio significativo per HIV se sono soddisfatte queste condizioni:
- assenza di lesioni del cavo orale;
- nel cunnilingus (stimolazione con la bocca della vagina), assenza di copiose secrezioni vaginali o sangue mestruale in bocca;
- nella fellatio (stimolazione con la bocca del pene), assenza di sperma e liquido prespermatico in bocca.
Nonostante sia sempre presente un rischio biologico, non sono disponibili sufficienti studi che dimostrino la effettività del rischio e quindi la concreta possibilità di una infezione tramite il sesso orale. Se si hanno questi comportamenti con partner occasionali, è comunque raccomandata la periodica esecuzione del test HIV ed uno screening per MST a tutela della propria salute e di quella dei partner.

Non vengono ritenuti a rischio per HIV altre attività sessuali quali i rapporti orali passivi, il petting, i baci profondi, la masturbazione (col requisito fondamentale che anche durante questi atti non avvenga un contatto diretto tra le mucose e una quantità significativa di liquidi biologici potenzialmente infettivi).

Altre pratiche a rischio, seppure basso, possono includere lo scambio di sex toys o altri oggetti che siano rivestiti di secrezioni fresche (es. sangue mestruale).

In caso di rottura del preservativo, il rapporto deve essere considerato a rischio come se lo stesso non fosse stato utilizzato.

In ogni caso, non è importante la definizione “convenzionale” del tipo di rapporto, ma come concretamente lo stesso si svolge (ad esempio, il petting non viene ritenuta una pratica a rischio, ma sfregamenti tra genitali o mimare un atto sessuale, anche senza penetrazione, con contatto tra copiose secrezioni e mucose, può costituire un comportamento non sicuro).

SI PUO' MISURARE IL RISCHIO CORSO?

IN SINTESI: ESISTONO ALCUNI CASI DOVE IL RISCHIO E’ MAGGIORE, MA ANCHE IN CASO DI BASSO RISCHIO E’ NECESSARIO FARE IL TEST

Alcune situazioni sono oggettivamente più rischiose di altre. Ai livelli massimi di rischio, troviamo l’inoculazione diretta di materiale infetto nel torrente circolatorio (ad esempio, scambio di siringhe), a cui seguono i rapporti sessuali non protetti ricettivi anali e vaginali. Nei rapporti ricettivi, la presenza di eiaculazione aumenta in modo elevato il rischio. Anche se si è corso un rischio basso, però, è necessario fare il test.

 

 

COME SI PREVIENE IL RISCHIO NEI RAPPORTI SESSUALI? QUANTO E' SICURO IL PRESERVATIVO?

IN SINTESI: UTILIZZANDO CORRETTAMENTE IL PRESERVATIVO SI ANNULLA IL RISCHIO DI CONTRARRE HIV E SI RIDUCE IL RISCHIO PER ALTRE INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI.
 

Il preservativo costituisce una barriera meccanica non superabile per il virus HIV e per molte infezioni sessualmente trasmissibili. L’utilizzo corretto del preservativo comporta:

a.            che sia utilizzato dall’inizio alla fine del rapporto

b.            che sia di comprovata qualità e munito del marchio CE

c.            che non sia scaduto o danneggiato

d.            che sia stato conservato correttamente, al riparo dal calore e dalla luce

e.            che sia della taglia giusta per chi lo indossa

f.             che sia utilizzato come dispositivo MONOUSO e che venga sostituito qualora cambi la natura del rapporto (ad esempio in caso di passaggio da sesso vaginale ad anale)

g.            che sia adeguatamente lubrificato se necessario, utilizzando prodotti appositi a base acquosa

h.            che sia indossato rimuovendo eccessi d’aria nel serbatoio e rimosso srotolandolo, cioè evitando che le parti venute a contatto con le mucose del partner a loro volta tocchino il glande.

Tutti questi accorgimenti permettono di evitare i casi di rottura accidentale del preservativo: se tuttavia dovesse verificarsi una rottura del condom, la stessa è sempre sensorialmente evidente (lacerazione). In caso di rottura del condom, se ne sussistono i presupposti stabilite dalle Linee Guida nazionali, è possibile accedere alle PEP (Profilassi Post Esposizione)

In caso di sesso orale attivo (cunnilingus) è possibile utilizzare la diga dentale (dental dam). Anche se poco conosciuto, si ricorda che è in commercio anche il preservativo femminile (femidom).  

Esiste anche la prevenzione mediante l’uso di farmaci, come la Profilassi Pre Esposizione (PrEP) VEDI

QUANDO VA FATTO IL TEST HIV? COSA SI INTENDE PER PERIODO FINESTRA?

 

IN SINTESI: IL TEST VA FATTO OGNI QUAL VOLTA SI E’ CORSO UN RISCHIO E AL TERMINE DEL PERIODO FINESTRA, CIOE’ QUANDO IL RISULTATO E’ DEFINITIVO

E’ necessario sottoporsi al test quando si ha avuto un comportamento a rischio o si è corso un rischio in altre circostanze (ad esempio occupazionali). Il periodo finestra è il tempo massimo entro cui un test è in grado di determinare in modo certo la sieronegatività o la sieropositività di una persona. Pertanto, prima di approcciarsi al test è necessario controllare che questo periodo, che inizia al momento del rischio corso, sia concluso. Il periodo finestra ha una durata variabile a seconda del test effettuato, e generalmente è di massimo novanta giorni per un test di terza generazione e quaranta giorni per un test di quarta generazione.

 

 

QUALI SONO I TEST A DISPOSIZIONE PER LA DIAGNOSI DI HIV?

IN SINTESI: TEST IN GRADO DI RILEVARE LA PRESENZA DI ANTICORPI ANTI HIV

Nei principali centri pubblici, o nei laboratori privati, sono disponibili principalmente due tipologie di test:

a.  di terza generazione: ricerca gli anticorpi contro il virus HIV: è definitivo a 90 giorni dalla esposizione al rischio. Fanno parte di questa categoria anche i cosiddetti “test rapidi”, come l’autotest acquistabile in farmacia o i test salivari.

b. di quarta generazione, detto anche “test combo”, in quanto alla ricerca degli anticorpi aggiunge in più la ricerca dell’antigene p24, proteina presente nel core di HIV-1. Questo permette una riduzione del periodo finestra: il test è definitivo a 40 giorni.

Le Linee Guida Nazionali per il trattamento dell'infezione da HIV indicano esplicitamente che la diagnosi deve essere fatta con un test anticorpale: se esso risulta positivo deve essere confermato mediante Western Blot ovvero la rilevazione delle proteine specifiche di HIV.

Una ulteriore categoria di test sono quelli molecolari, denominati anche NAT (nucleic acic testing) o PCR (polymersae chain reaction) o RT-PRC (Reverse Transcriptase chain reaction). Questi test sono in grado di determinare con un periodo finestra ridotto (10-15 giorni) la presenza del virus HIV, agendo attraverso la amplificazione molecolare di quantità molto piccole di RNA o DNA di HIV e devono essere impiegati solo per lo screening del sangue dei donatori di sangue e di organi e per la diagnosi nel neonato di madre sieropositiva per HIV. Non sono utilizzati come test diagnostici in quanto sono test più costosi e più laboriosi; devono essere eseguiti da personale specializzato perché, se non eseguiti accuratamente per prevenire contaminazioni, possono dare risultati falso positivi.

Tutti i centri pubblici utilizzano test di terza o quarta generazione e recentemente l'aggiornamento delle Linee Guida ha suggerito l'adozione dei soli test di 4° generazione.

IL TEST E' INFLUENZATO DALL'ASSUNZIONE DI CIBO, FARMACI O DAL FUMO?

IN SINTESI: QUASI MAI

Non è necessario aver digiunato per approcciarsi al test; il fumo, o l’assunzione di farmaci non alterano il risultato. Solo in caso di assunzione di alcune categorie di farmaci per lungo periodo, come ad esempio gli immunosoppressori, è consigliabile evitare i test rapidi e riportare la terapia seguita al medico infettivologo della struttura. Altri farmaci o parafarmaci, (ad esempio antibiotici, FANS, antistaminici, integratori...) possono essere presi secondo le normali prescrizioni del medico. Solo in caso di test rapido salivare è opportuno astenersi dal mangiare, dal bere e dal fumare per almeno 30 minuti prima della effettuazione.

IL TEST E' AFFIDABILE? COSA SI INTENDE PER SENSIBILITA' E PER SPECIFICITA' DEL TEST HIV?

 

IN SINTESI: IL TEST E’ SICURO E AFFIDABILE AVENDO OTTIME SENSIBILITA’ E SPECIFICITA’, CIOE’ RIUSCENDO A DARE UN RISULTATO CERTO

a.   La specificità di un test è la sua capacità di identificare correttamente le persone negative. In termini di probabilità, la specificità è la probabilità che una persona sieronegativa risulti negativa al test.

b.    La sensibilità di un test è la sua capacità di identificare correttamente le persone positive. In termini di probabilità, la sensibilità è la probabilità che una persona sieropositiva risulti positiva al test.

Tutti i test in uso hanno elevatissimi valori di specificità (oltre il 99.5%) e sensibilità ed identificano tutti i ceppi di HIV noti (HIV-1 e sottotipi, HIV-2), comprese le forme ricombinanti.

DOVE SI PUO' FARE IL TEST?

IN SINTESI: PRESSO PRESIDI SANITARI PUBBLICI E PRIVATI, PRESSO ALCUNE ASSOCIAZIONI, A CASA

Tutte le strutture ospedaliere e sanitarie pubbliche eseguono il test HIV. L’accesso, generalmente libero, a volte può prevedere la necessità di una prenotazione. Solo in alcuni casi può essere richiesta l’impegnativa medica o il pagamento di un ticket, a seconda della modalità di accesso del singolo istituto e della normativa regionale. Il Ministero della Salute ha promosso un sito internet con un elenco di centri presso cui fare il test con le relative regole di accesso: http://www.uniticontrolaids.it

Il test può essere fatto anche in forma anonima, ma anche in questo caso è necessario verificare preventivamente questa possibilità contattando il centro.

E’ possibile fare il test anche presso laboratori privati che offrono il servizio a pagamento, o presso associazioni, gratuitamente o in occasione di campagne periodiche di informazione e sensibilizzazione. Infine, è possibile acquistare in farmacia un test rapido (dispositivo medico, monouso) da eseguire in autonomia a casa tramite prelievo capillare. Per evitare errori nella esecuzione del test, o una interpretazione errata, o in caso di soggetti particolarmente emotivi si raccomanda che il test venga eseguito in ambiente protetto (ospedali, strutture sanitarie, associazioni) dove è presente personale formato e qualificato.

COME SI INTERPRETA IL RISULTATO DEL TEST? COME VIENE FATTA LA DIAGNOSI?

IN SINTESI: POSITIVO, NEGATIVO, INDETERMINATO

Con il presupposto che il test sia fatto una volta terminato il periodo finestra, il risultato può essere:

a. POSITIVO: in questo caso, la persona deve accedere a un test di secondo livello, più approfondito, denominato Western Blot, per determinare se è sieropositivo al virus HIV o il test ha dato un esito falsato;

b. NEGATIVO/NON REATTIVO: la persona è certamente sieronegativa al virus HIV;

c. INDETERMINATO: molto raramente, un test può dare un risultato non chiaro o non valido (in particolare in caso di sieroconversione durante il periodo finestra) e quindi è necessario ripeterlo.

La diagnosi di HIV-1 o HIV-2 viene effettuata attraverso diverse tappe: in primo luogo viene eseguito un test anticorpale di terza o di quarta generazione.

Se si impiega il test di terza generazione, e risulta negativo dopo i 90 giorni dal rischio corso (periodo finestra), si esclude sia l’infezione da HIV-1 che da HIV-2.

Se si impiega il test di quarta generazione, che rileva sia gli anticorpi diretti sia contro HIV-1 che contro HIV-2 e l'antigene p24 di HIV-1, il test è definitivo a 40 giorni per HIV-1; a 40 giorni è probabile che siano presenti sia gli anticorpi sia per HIV-1 sia per HIV-2. Di conseguenza se il test è negativo si escludono entrambe le infezioni.

In caso di test con esito positivo, viene eseguito un test di secondo livello: qualora il test Western Blot risulti indeterminato per HIV-1 si esegue uno specifico test Western Blot per HIV-2; se quest’ultimo risulta positivo, la diagnosi è di infezione da HIV-2.

Se il risultato è di nuovo indeterminato, si possono eseguire test non standardizzati (non disponibili commercialmente) per la ricerca di porzioni di HIV-2 e in ogni caso si consiglia la ripetizione del test anticorpale a tre mesi, che diventerà dirimente per l'infezione da HIV-2.

E’ stato proposto sul mercato un test, denominato di quinta generazione, che discrimina direttamente HIV-1 e HIV-2. Esso comporta la rilevazione 'parallela' dei due virus ma attende una validazione scientifica.

IL RISULTATO DEL TEST E' CONFIDENZIALE? LA PRIVACY E' TUTELATA? POSSONO FARE IL TEST I MINORENNI?

IN SINTESI: IL TEST E’ TUTELATO DALLA PRIVACY, COME DA NORMATIVA APPOSITA. I MINORENNI NON POSSONO ANCORA ACCEDERE AUTONOMAMENTE AL TEST

Per accedere al test è necessario dare il proprio consenso informato, ed esplicito. Il risultato è confidenziale e viene consegnato solo alla persona direttamente interessata. La privacy è strettamente tutelata. In caso di minori l'autorizzazione all'esecuzione dell'esame deve essere data dai genitori o da chi esercita la patria potestà, nonostante sia aperto il dibattito per poter estendere l’accesso al test ai minori (dai16 anni, ovvero per i cosiddetti grandi minori).

In caso di esito positivo, in conformità alla legislazione attuale, il caso (non le generalità della persona) viene segnalato ed incluso in un database nazionale presso il Centro Operativo AIDS dell'Istituto Superiore di Sanità a soli fini statistici ed epidemiologici.

L’unico caso in cui una persona può essere sottoposta al test senza preventivo consenso è quando sussiste un grave pericolo di vita, cioè quando l’interesse alla tutela della persona e l’urgenza della verifica supera la necessità che la stessa sia consenziente all’esame.

IL DATORE DI LAVORO PUO' RICHIEDERE DI ESEGUIRE UN TEST PRIMA DELL'ASSUNZIONE O IN COSTANZA DI UN RAPPORTO DI LAVORO?

IN SINTESI: NO, SALVO NORMATIVE SPECIFICHE DI SETTORE

La legge 135/90, nata per contrastare l’infezione da HIV ed anche per arginare lo stigma dilagante verso le persone HIV positive, sancisce, all’art.6, il divieto ai datori di lavoro di richiedere in maniera indiscriminata l’esecuzione del test HIV per i propri dipendenti o collaboratori.

La sentenza della Corte Costituzionale (n.281/94) giudicò parzialmente incostituzionali (ai sensi dell’art. 32 della Costituzione) alcune disposizioni della legge n. 135, stabilendo che possono sussistere circostanze concrete, da valutarsi caso per caso, nelle quali alcune attività lavorative possono, in relazione alle condizioni fisiche di chi le svolge, presentare una maggiore percentuale di rischio per la salute di terzi.  Tale sentenza però specificava che tali controlli non dovessero avvenire in maniera massiccia e indiscriminata, bensì particolarmente in relazione alle mansioni relative alla pubblica sicurezza e ad alcune professioni sanitarie. Di fatto, questa sentenza ha lasciato un vulnus che ha reso possibili alcune incongrue richieste di test HIV da parte di datori di lavoro.

   La Circolare del 12 aprile 2013, a firma congiunta del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro, dal titolo: “Sorveglianza sanitaria – Accertamenti pre-assuntivi e periodici sieropositività HIV, partendo proprio dalle disposizioni nazionali (Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81) ed internazionali (Codice di condotta e Raccomandazione della Conferenza Generale dell’OIL n. 200/2010) che vietano la discriminazione,  ribadisce con chiarezza il carattere eccezionale dell’accertamento sierologico in questione, limitandone la praticabilità a specifiche situazioni di rischio da valutarsi, caso per caso, da parte del medico incaricato della sorveglianza sanitaria, il quale dovrà prendere come riferimento il documento di valutazione dei rischi per accertare la sussistenza, nel caso specifico, di un pericolo individuale di esposizione.

Resta quindi il divieto a richiedere il test HIV come condizione per intraprendere un rapporto di lavoro e/o gli accertamenti periodici inerenti l’HIV nel corso del rapporto stesso. La positività all’HIV non può costituire motivo di licenziamento.

Solo norme di settori specifici (sicurezza pubblica, esercito), possono richiedere il test come condizione di idoneità ad uno specifico servizio ma devono essere strettamente motivate da una effettiva condizione di rischio nei confronti di terzi.

La stessa L. 135/90 prevede che la condizione di sieropositività all’HIV non possa costituire discriminazione per l’iscrizione a scuola o per lo svolgimento di attività sportive

SE HO UN TEST NEGATIVO SIGNIFICA CHE ANCHE IL MIO PARTNER E' NEGATIVO? SE IL MIO PARTNER E' NEGATIVO, LO SONO ANCHE IO?

IN SINTESI: NO

Il risultato del test HIV esprime unicamente la propria condizione. Poiché la trasmissione del virus HIV non è automatica ad ogni rapporto, non è possibile desumere la condizione sierologica del partner da un proprio test, o, al contrario, desumere la propria condizione sierologica da quella del partner.  Per questo motivo qualora si decidesse di avere rapporti nell’ambito di una relazione chiusa e monogama, è consigliabile, prima di praticare sesso non protetto, considerare di sottoporsi entrambi al test per l'HIV (assicurandosi di rispettare i rispettivi periodi finestra).

COSA SUCCEDE SE IL TEST E' POSITIVO?

 

IN SINTESI: E’ NECESSARIO PROVVEDERE AD ALTRI ACCERTAMENTI ED INIZIARE AL PIU' PRESTO LA TERAPIA

Qualora il test di primo livello risulti positivo, è necessario accedere ad un ospedale pubblico per procedere ad un test di secondo livello (Western Blot) in grado di confermare o meno la diagnosi. Solo se il test di secondo livello è positivo, la persona viene presa in carico dal presidio sanitario, che provvede ad effettuare ulteriori accertamenti (ad esempio per determinare lo stato del sistema immunitario e quindi l’avanzamento dell’infezione, la terapia migliore, se ci sono altre infezioni in atto da trattare). La terapia deve essere iniziata il più presto possibile (secondo l'orientamento più attuale denominato Test-and-treat), indipendentemente dalla condizione immunologica (numero cellule CD4+ T-Helper al momento della diagnosi).

I farmaci antiretrovirali sono dispensati gratuitamente attraverso un’apposita esenzione, così come le visite di controllo.

Grazie alle terapie antiretrovirali, arrivate in Italia nella seconda metà degli anni 90, le persone HIV positive hanno oggi un’aspettativa di vita quasi pari a quella delle persone HIV negative (il quasi è dovuto alla maggiore predisposizione ad alcune patologie, ad es. le malattie cardiovascolari per le quali è necessario mettere in atto comportamenti preventivi). In caso di test HIV positivo è importante quindi non farsi prendere dal panico e affidarsi subito alle cure di un centro specializzato per poter proseguire nei propri progetti di vita.

Il successo della terapia è legato indissolubilmente:

a.   all’aderenza del paziente alla stessa (assunzione della terapia secondo le modalità indicate dal medico)

b.   ad uno stile di vita corretto (alimentazione equilibrata, attività fisica, eliminazione di abitudini dannose quali il fumo o l’abuso di alcool…)

c.  dal costante follow up (controlli periodici), che attualmente, dopo il periodo iniziale mirato a valutare se il regime terapeutico è efficace, prevede di media una unica visita ogni 4-6 mesi.

La terapia permette in molti casi un abbassamento della carica virale ed una immunoricostituzione anche nelle persone che scoprono tardivamente di essere HIV positive o che sono in fase di AIDS conclamato.

Qualora si riceva una diagnosi di sieropositività ad HIV e si abbiano avuti rapporti sessuali non protetti, è opportuno comunicare ai partner, quando rintracciabili, di fare un test. Allo stesso modo, se il risultato è positivo e si ha un partner stabile, è importante che lo stesso si sottoponga al test e acceda ad un servizio di counselling per ricevere corrette informazioni su come comportarsi e rimanere in salute.

QUALI SONO LE CURE DISPONIBILI? COSA SONO LE CLASSI DI FARMACI?

IN SINTESI: ESISTONO DIVERSI FARMACI CONTRO HIV, CON DIVERSE FUNZIONI

Esistono diverse classi di farmaci basate su vari principi attivi, con funzioni diversa, che impediscono al virus HIV di replicarsi. I principali sono:

- Inibitori nucleosidici e nucleotidici della trascrittasi inversa (NRTI), in grado di inibire il processo di replicazione del virus mediante il blocco della trascrizione dell’RNA virale in DNA provirale;

Inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa (NNRTI), che bloccano anch'essi la trascrizione dell’RNA. A differenza degli NRTI, che si legano al sito attivo dell'enzima, i NNRTI si legano a una tasca chiamata tasca degli NNRTI;

Inibitori della proteasi (IP), in grado di bloccare la proteasi virale, un enzima che permette la formazione di nuovi virioni;

Inibitori della fusione, in grado di bloccare la fusione dell’envelope virale con la cellula bersaglio;

Inibitori della integrasi, in grado di bloccare la formazione l'integrazione del DNA virale mediante la formazione di legami covalenti tra il DNA virale a doppio filamento e il DNA della cellula;

Potenziatori farmacocinetici (BOOSTER)

Questi farmaci possono essere somministrati dall’infettivologo in combinazione, secondo i regimi raccomandati dalle Linee Guida, o in terapia singola tramite una unica compressa contenente più principi attivi. Negli anni si è assistito ad una progressiva semplificazione della terapia, e quindi una minor complessità da parte del paziente nella assunzione.

COSA SONO I CD4? COSA E' LA CARICA VIRALE? PERCHE' SONO COSI' IMPORTANTI?

IN SINTESI: SONO ANTIGENI DI SUPERFICIE CHE IDENTIFICANO I LINFOCITI T HELPER BERSAGLIO DI HIV. IL NUMERO DEI LINFOCITI CD4+ T HELPER PER MICROLITRO DI SANGUE CONSENTE DI MONITORARE LO STATO IMMUNOLOGICO. LA CARICA VIRALE E’ IL NUMERO DI PARTICELLE VIRALI PRESENTI IN UN ML DI SANGUE O LIQUOR

I linfociti CD4+ T-Helper (per brevità CD4) gestiscono la risposta immunitaria alle infezioni. Per valutare la funzionalità del sistema immunitario, viene effettuata la cosiddetta conta dei CD4. La terapia ha l’obiettivo di avvicinare il numero di CD4 a quello normalmente presente in una persona sieronegativa in salute. Per valutare lo stato immunologico complessivo si utilizzano anche altri parametri, come il valore percentuale dei CD4 (CD4 in rapporto al numero totale di globuli bianchi), ed il rapporto tra CD4 e CD8 (T suppressor), un altro tipo di linfociti coinvolti nel contrasto di virus e batteri. La carica virale, o viremia (viral load) esprime invece il numero di particelle virali HIV presenti in un millilitro di sangue periferico o, in caso di esami specifici, nel liquido cefalorachidiano (liquor). L’obiettivo di una terapia efficace è mantenere elevato il numero dei CD4 e di ridurre la carica virale ad un livello di non rilevabilità nel sangue.

COSA SI INTENDE PER TASP?

IN SINTESI: LA TERAPIA PERMETTE L’ABBASSAMENTO DELLA CARICA VIRALE E QUINDI UNA MINOR DIFFUSIONE DEL VIRUS HIV

Per TASP, (treatment as prevention), si intende che una persona sieropositiva in terapia efficace ha nel sangue una carica virale sempre più bassa, quindi ha meno probabilità di trasmettere l’infezione. Quando la carica virale della persona sieropositiva scende sotto la soglia di rilevabilità per oltre sei mesi, si parla di U = U (Undetectable=Untrasmittable, ovvero non trasmissibilità per via sessuale del virus HIV).

E' VERO CHE LE PERSONE HIV POSITIVE IN TERAPIA NON POSSONO TRASMETTERE L'INFEZIONE?

IN SINTESI: E’ VERO, SE LA TERAPIA E’ EFFICACE

Le persone in terapia, che hanno raggiunto la non rilevabilità (un numero di copie del virus HIV nel sangue periferico inferiore alla soglia di rilevabilità dei più utilizzati test molecolari in uso, cioè meno di 50 copie per millilitro di sangue) da almeno sei mesi, nei rapporti sessuali anche non protetti non trasmettono l’infezione da HIV.

Questa evidenza, nota anche come U=U (undetectable = untrasmittable) è dimostrata da vari ed importanti studi epidemiologici e ad oggi è accettata con ampio consenso da tutta la comunità scientifica.

Tuttavia, poiché le normative giuridiche non hanno ancora recepito a pieno questo concetto di recente affermazione, riteniamo corretto che la persona che vive con HIV, in caso di rapporti non protetti, informi sempre il partner e che quindi la scelta sull’utilizzo o meno di una protezione sia consapevole e condivisa.

E' POSSIBILE PER UNA DONNA HIV POSITIVA AVERE FIGLI SENZA RISCHIARE DI TRASMETTERE LORO IL VIRUS?

IN SITESI: SI, ASSUMENDO LE TERAPIE E ADOTTANDO ALCUNI ACCORGIMENTI 

Il Test HIV è fortemente consigliato sia per le donne in gravidanza, sia per quelle che desiderano programmare una maternità. Nei paesi occidentali i casi di trasmissione verticale (da madre HIV positiva al neonato) sono drasticamente calati grazie alle terapie antiretrovirali. E’ possibile far nascere un bambino completamente sano: l’importante è conoscere il proprio stato.

La donna HIV positiva in gravidanza deve continuare od iniziare immediatamente la terapia antiretrovirale, allo scopo di raggiungere i livelli di non rilevabilità della carica virale. La soppressione della carica virale è di fondamentale importanza per abbattere il rischio di trasmissione madre/feto: ad esempio, un esame invasivo come l’amniocentesi può essere eseguito se la donna ha la carica virale non rilevabile. Allo stesso modo, sempre in condizioni di carica virale soppressa, è possibile effettuare il parto vaginale, che in passato non era raccomandato per la maggiore possibilità di trasmettere il virus al nascituro, mentre se la carica virale non è soppressa (ovvero è >50 copie), è sempre raccomandato il parto cesareo.

In ogni caso è da evitare l’allattamento al seno ed il neonato deve effettuare una profilassi (assunzione di farmaci antiretrovirali) per 6 settimane dalla nascita. In seguito il bambino farà dei test virologici nei primi 6 mesi di vita che, se negativi, escluderanno del tutto l’infezione.

COSA E' LA PROFILASSI POST ESPOSIZIONE? QUANDO E' CONSIGLIATA?

IN SINTESI: E’ UNA TERAPIA FARMACOLOGICA CHE PERMETTE DI EVITARE L’INFEZIONE DOPO UN EVENTO A RISCHIO

la PEP, o PPE, (profilassi post esposizione), è una terapia farmacologica di durata limitata (28 giorni di farmaci, ed in seguito una visita finale ed esami di controllo) che può essere assunta qualora si sia corso un rischio reale dovuto alla esposizione al virus HIV. L’assunzione della PEP permette di evitare l’infezione del virus, impedendone la replicazione fin dal principio. La PEP è un protocollo rigido, definito dalle Linee Guida Nazionali da cui viene tratta questa risposta, ed è raccomandata nei seguenti casi:

1. Occupazionale (evento di rischio riconducibile all’ambito lavorativo):

a.   Puntura con ago usato in vena o arteria. Lesione profonda con ago non usato in vena o arteria, o tagliente solido, visibilmente contaminati da sangue
     SOLO nel caso in cui il paziente fonte sia sieropositivo con viremia rilevabile; HIV non noto, in attesa del risultato; HIV negativo ma con storia o patologia in atto indicative di esposizione        a rischio molto recente (p.es. epatite virale acuta, IST, endocardite del cuore destro); che rifiuta di sottoporsi a test.

b. Contaminazione congiuntivale con sangue o liquor
     SOLO nel caso in cui il paziente fonte sia sieropositivo con viremia rilevabile

c.  Esposizione a materiale a elevata concentrazione virale con qualsiasi modalità.
     SOLO qualora la fonte siano colture o sospensioni concentrate di HIV

2. NON Occupazionale (rapporti sessuali, utilizzo comune di strumenti iniettivi)

a.   Rapporto recettivo anale con o senza eiaculazione interna
      SOLO nel caso in cui il paziente fonte sia sieropositivo con viremia rilevabile; HIV negativo o non noto ma con storia o patologia in atto indicative di esposizione a rischio molto recente          (p.es. epatite virale acuta, IST, endocardite del cuore destro); Violenza sessuale.

b.   Rapporto recettivo vaginale con o senza eiaculazione interna, orale (fare una fellatio) con eiaculazione interna
      SOLO nel caso in cui il paziente fonte sia sieropositivo con viremia rilevabile; HIV negativo o non noto ma con storia o patologia in atto indicative di esposizione a rischio molto recente           (p.es. epatite virale acuta, IST, endocardite del cuore destro); Violenza sessuale.

c.   Rapporto insertivo anale o vaginale
      SOLO nel caso in cui il paziente fonte sia sieropositivo con viremia rilevabile

d.   Scambio di siringa o altro materiale utilizzato in comune con altri per l’uso di sostanze stupefacenti.
      INDIPENDENTEMENTE dalla fonte

La PEP NON E’ RACCOMANDATA: nel rapporto orale vaginale (cunnilingus) sia fatto sia ricevuto; in persone che ricevono la fellatio, con o senza eiaculazione interna. Altre modalità di esposizione sessuale quali i rapporti non penetrativi (es. petting); in caso di puntura con ago abbandonato/da strada.

IN CASO DI EVENTI CHE ABBIANO COMPORTATO UN POSSIBILE SCAMBIO DI LIQUIDI BIOLOGICI POTENZIALMENTE INFETTIVI si raccomanda di rivolgersi ad un medico, il quale potrà fare una valutazione esatta; in ogni caso, l’infettivologo, dopo una attenta valutazione tramite counselling, deciderà se proporre o meno la somministrazione della terapia.

La PEP è efficace solo se assunta entro 48 ore (preferibilmente 1-4 ore dopo l’evento a rischio) e può essere richiesta in qualsiasi centro pubblico munito di reparto di malattie infettive, con accesso tramite Pronto Soccorso. Prevede un test HIV all’inizio (tempo zero), dopo i 28 giorni di terapia farmacologica, e si conclude con un test definitivo a 40 giorni (se di quarta generazione) o a 90 giorni (se test di terza generazione) dal termine della PEP.

In generale il rischio di trasmissione di HIV in seguito ad una singola esposizione ad una fonte con infezione accertata è in media dello 0.3-0.5%. Alcune circostanze o fattori ne determinano un aumento, altre una riduzione. L'efficacia della PEP è stata dimostrata da studi condotti in copie sierodiscordanti sia eterosessuali che maschili in cui la persona sieropositiva aveva una carica virale inferiore alle 200 copie/ml.

COSA E' LA PROFILASSI PRE ESPOSIZIONE (PrEP)? QUANDO E' INDICATA?

IN SINTESI: E’ UNA TERAPIA FARMACOLOGICA CHE PERMETTE DI EVITARE L’INFEZIONE PRIMA DI UN EVENTO A RISCHIO

La PrEP (profilassi pre esposizione) è una terapia farmacologica inquadrabile nell’ambito della prevenzione. Consiste nell’assunzione di una dose raccomandata e definita da appositi protocolli di farmaci antiretrovirali specificatamente approvati, quotidiana, o all’occorrenza.

La terapia può essere prescritta solo da un medico infettivologo, qualora ne ravvisi la necessità o in presenza di determinati fattori che la suggeriscono, come ad esempio persona che pratica chemsex (sesso sotto effetto di sostanze psicoattive disinibitorie), persona con tendenza ad avere rapporti occasionali non protetti (o con PEP recente), precedenti MST, coppia sierodiscordante in cui il partner positivo non abbia raggiunto la non rilevabilità e non venga utilizzato il preservativo.

La PrEP, approvata e quindi presente in Italia a partire dal 2017, è attualmente in fase di diffusione e generalmente prevede:

1.            un test iniziale

2.            un ulteriore test a 40 giorni per determinare la negatività certa della persona

3.            Avvio del trattamento e visite di follow up a cadenza variabile, che includono lo screening anche per altre MST

Si ricorda che la PrEP necessita di un tempo iniziale durante il quale i farmaci raggiungono la loro biodisponibilità, pertanto nei primi venti giorni o dopo una lunga sospensione è comunque raccomandato un periodo di utilizzo del preservativo, previa discussione con l’infettivologo.

Attualmente l’acquisto del farmaco antiretrovirale è totalmente a carico dell’utente, mentre le visite e le analisi richieste sono normate differentemente (sia per la necessità di una prescrizione sia per il pagamento di un ticket) da regione a regione, con l’auspicio di una futura armonizzazione a livello nazionale.

La PrEP non ha alcun effetto protettivo nel confronto di altre MST quindi non sostituisce l’utilizzo del preservativo al fine della prevenzione di tutte le malattie sessualmente trasmissibili.

E’ possibile trovare informazioni sugli ambulatori PrEP in Italia sul sito www.prepinfo.it

I CITTADINI STRANIERI PRESENTI SUL TERRITORIO NAZIONALE HANNO DIRITTO ALLE CURE?

IN SINTESI: SI

Le prestazioni sanitarie correlate all’infezione da HIV sono accessibili e gratuite per cittadini italiani, comunitari o extracomunitari, previa iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale; l’accesso agli ambulatori (test e cure) è garantito anche a persone presenti sul territorio in maniera irregolare (ad esempio con permesso di soggiorno scaduto o mancante).

Le persone presenti in modo irregolare hanno diritto alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o essenziali, anche se continuative, per malattia e infortunio, nelle strutture pubbliche o private convenzionate. A tal fine dovrà essere richiesto presso qualsiasi A.S.L. un tesserino, chiamato S.T.P. (Straniero Temporaneamente Presente), valido sei mesi ma rinnovabile. Per ottenerlo devono essere dichiarate:

- le proprie generalità

- di non possedere risorse economiche sufficienti.

E' possibile anche chiedere che il tesserino sia rilasciato senza l'indicazione di nome e cognome.

Con il tesserino S.T.P. si ha diritto:

- all'assistenza sanitaria di base,

- ai ricoveri urgenti e non e in regime di day-hospital,

- alle cure ambulatoriali e ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, anche se continuative, per malattie o infortunio.

QUANTE PERSONE HIV POSITIVI CI SONO NEL MONDO? E IN ITALIA? QUALI SONO LE STRATEGIE PER EVITARE UNA DIFFUSIONE DELLA PANDEMIA?

IN SINTESI: CIRCA 38 MILIONI, DI CUI CIRCA 150.000 IN ITALIA. L’OBIETTIVO E’ AUMENTARE LA PREVENZIONE ED INDIVIDUARE E TRATTARE IN MODO EFFICACE TUTTE LE PERSONE HIV POSITIVE

Più in dettaglio: esistono valutazioni che individuano in circa 37.9 milioni (ultimi dati UNAIDS relativi al 2018) nel mondo le persone che convivono con il virus HIV, consapevolmente o inconsapevolmente.

In Italia ci sono circa 150.000 persone sieropositive (di cui, secondo stime, 15-30 mila non sanno di esserlo), e purtroppo negli ultimi anni le nuove diagnosi non sono in calo, con circa 3.500/4.000 nuovi casi per anno.

La ricerca è improntata allo sviluppo di nuove terapie sempre più facili da assumere, ma l’obiettivo finale, non ancora raggiunto, è quello di trovare una cura definitiva per l’eradicazione e lo sviluppo di un vaccino.

Per evitare nuove infezioni, al momento sono fondamentali la prevenzione e l’aumento della consapevolezza del rischio nei comportamenti nella popolazione generale, così come la facilitazione nell’accesso al test. La prevenzione viene realizzata tramite campagne di sensibilizzazione, eventi rivolti al pubblico (compresi i test-day), help-line (counselling telefonico, piattaforme on-line come il forum Anlaids, nuovi strumenti social per raggiungere la più ampia fetta di popolazione): le community e le associazioni basate sul volontariato, ad oggi, hanno un ruolo fondamentale e non sostituibile nella diffusione di informazioni  chiare, basate su dati scientifici e fruibili in maniera comprensibile a tutti.

Esistono interventi globali, che mirano a questi obiettivi:

- Riuscire ad individuare almeno il 90% delle persone che vivono con HIV

- Riuscire a somministrare ad almeno il 90% delle persone individuate una terapia efficace

- Riuscire a portare la carica virale del 90% delle persone in terapia al di sotto della soglia di rilevabilità

- Garantire ad almeno il 90% delle persone sieropositive una qualità di vita generale buona e soddisfacente sotto tutti gli aspetti, che permetta loro di invecchiare considerando l’infezione al pari di altre patologie croniche e con un aspetto integrato nella gestione di eventuali comorbidità.

SE SONO HIV POSITIVO POSSO VIAGGIARE NEL MONDO? COME POSSO GESTIRE I FARMACI?

IN SINTESI: ALCUNI PAESI PREVEDONO RESTRIZIONI, IN ALTRI LA CIRCOLAZIONE E’ LIBERA.

Alcuni Paesi prevedono trattamenti discriminatori e difficilmente giustificabili rispetto all’ingresso o al soggiorno delle persone sieropositive ad HIV. Tali provvedimenti possono riguardare la possibilità di trasferirsi definitivamente o anche brevi permanenze (ad esempio, è totalmente vietato alle persone sieropositive l’ingresso in Brunei, Guinea Equatoriale, Iran, Iraq, Russia, Emirati Arabi, Giordania).

Indicazioni aggiornate sulle normative in vigore nel mondo in materia di ingresso e transito, visti, soggiorno e permessi di lavoro/studio, importazione di farmaci antiretrovirali sono reperibili sul sito (in inglese) www.HIVtravel.org . In linea generale, se si ha intenzione di visitare un Paese estero e si è HIV positivi, è opportuno verificare preventivamente le norme in vigore. Qualora non siano previste discriminazioni, è comunque raccomandabile:

-              conservare i farmaci della terapia in confezioni originali, possibilmente nel bagaglio a mano;

-              richiedere al proprio medico la redazione di una lettera possibilmente in lingua inglese, in cui far scrivere la terapia in corso. Questa lettera ha la duplice funzione di lettera accompagnatoria ai farmaci in caso di controlli (ad esempio frontalieri o aeroportuali) e di aiuto al medico locale qualora si verificasse la necessità di un intervento urgente (ad esempio un ricovero ospedaliero);

-              in caso di soggiorni brevi, portare con se’ i farmaci in quantità sufficiente: è comunque buona pratica informarsi sulle modalità di accesso ai servizi sanitari locali (nel caso di borseggio, smarrimento dei bagagli). E'  possibile per le persone HIV positive stipulare un’assicurazione che copra gli eventuali problemi di salute nel corso di un viaggio. Ad esempio consultando il sito www.HIVtravelinsurance.com