Via il reato di clandestinità?

Il Senato della Repubblica ha approvato lo scorso 21 gennaio un disegno di legge che invita il Governo ad abolire il reato di immigrazione clandestina, trasformandolo in illecito amministrativo. Il provvedimento passato al Senato con 195 voti favorevoli, 15 contrari e 36 astenuti, delega il Governo a legiferare “in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili”. All’articolo 2, tra i princìpi e criteri direttivi a cui deve essere ispirata la riforma della disciplina sanzionatoria delegata al Governo si prevede di “abrogare, trasformandolo in illecito amministrativo, il reato previsto dall’articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, conservando rilievo penale alle condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia”. In altre parole, il Senato si è espresso per la depenalizzazione della prima entrata illegale nel Paese, derubricandola a illecito amministrativo. Tuttavia la rilevanza penale si ripresenterebbe nel caso di persone che, ad esempio, eludano un provvedimento di espulsione oppure altri provvedimenti come l’obbligo di presentarsi in Questura.

La disposizione approvata dal Senato era stata proposta dal Movimento Cinque Stelle e appoggiata da Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Scelta Civica e da alcuni senatori di Forza Italia – Popolo delle Libertà; la maggior parte del gruppo FI-PdL si è invece astenuto mentre la Lega Nord ha espresso voto contrario e, nei giorni seguenti, ha annunciato con apposite manifestazioni davanti alla Camera, dove il provvedimento deve passare per l’eventuale approvazione definitiva, che presenterà emendamenti per confermare il reato di immigrazione clandestina.

D’altra parte questo reato venne introdotto dal cosiddetto “pacchetto sicurezza” del 2009, voluto dall’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni, anche se nell’opinione pubblica esso viene spesso associato alla legge Bossi-Fini che invece è del 2002. Secondo alcuni giuristi, la norma sarebbe contraria alla Costituzione secondo la quale può essere colpevole di un reato solo chi abbia compiuto fatti materiali e non chi si trova semplicemente in una determinata condizione, come quella di essere straniero in Italia senza la documentazione richiesta.

L’introduzione del reato di clandestinità era stato anche fortemente criticato da molte associazioni, inclusa Anlaids, perché creava una ulteriore barriera all’accesso ai servizi sanitari da parte delle persone straniere irregolari. Anche la Piattaforma per la Cooperazione Internazionale sui Migranti senza Documenti (PICUM.org), in occasione della Giornata Internazionale dei Migranti del 18 dicembre aveva raccomandato all’Unione Europea e ai suo Stati membri di porre fine alla criminalizzazione degli stranieri irregolari per assicurare uguale accesso ai diritti umani e ai servizi di base. “Le norme internazionali sui diritti umani proteggono l’accesso dei migranti senza documenti a un ampio insieme di diritti, indipendentemente dal loro status amministrativo – scrive PICUM – Servono interventi per assicurare e implementare ulteriormente un approccio basato sui diritti umani alla migrazione, assicurando che il rispetto dei diritti di tutti i migranti, compresi quelli sprovvisti di documenti, sia sempre la prima preoccupazione”.

Articolo originariamente apparso su Anlaids ByMail n. 58 del gennaio 2014

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